“Onestà e trasparenza sono i principi che hanno guidato mio nonno e oggi me e Marta nel fare le cose. Anche a costo di prendere decisioni difficili e poco consuete.” Afferma Camilla Capriotti, responsabile enologa della cantina, all’indomani della Certificazione Equalitas, l’unica che attesta la sostenibilità di una cantina, indagando non solo i processi di produzione dei vini, ma che siano sostenibili anche i rapporti lavorativi e le relazioni con le comunità locali.
“Abbiamo ottenuto la certificazione in appena tre mesi. Non abbiamo dovuto cambiare il nostro modo di fare, tutto era già da tempo parte di noi. L’attenzione alla terra e alle comunità locali non si possono improvvisare.” Aggiunge Marilena Cocci Grifoni, ceo dell’azienda.
Lo standard Equalitas affronta la sostenibilità secondo tre pilastri: ambientale, economico ed etico/sociale. E per ciascuno di questi pilastri sono stati definiti requisiti e indicatori verificabili e misurabili. Biodiversità, impronta carbonica, buone pratiche agricole, giusto per citarne alcuni.
La Certificazione Equalitas rientra in un più ampio progetto che internamente ha il nome di “vandalismo etico”, ovvero fare vino secondo i principi dell’agricoltura onesta.
Per vandalismo etico si intende mettere in campo una serie di azioni ritenute necessarie e dotate di messaggio sociale, politico o morale. Diventare una cantina sostenibile, con numeri alla mano, vuol dire che diventano concrete le azioni di cura e di attesa, di onestà e rispetto manifestate nel fare vino e nel coltivare rapporti con le persone e con Madre Terra. È un impegno a non scendere a compromessi. Questo è il senso di vandalismo etico per Cocci Grifoni.





