Che il carattere di un vino venga definito in prima battuta dal terroir che forgia le viti è fatto innegabile. Ma che la mano dell’uomo sia decisiva per determinare lo stile è altrettanto indiscutibile.
Il nuovo staff tecnico, capitanato da Nicola Biasi e coordinato da Camilla Capriotti Cocci Grifoni, porta avanti in cantina alcune scelte fatte nelle prime decadi del ‘900.
Cemento e grandi legni quindi per la maturazione di montepulciano e sangiovese. Unica novità rispetto al passato è la fermentazione dei rossi aziendali in acciaio, che garantisce maggiore velocità di manovra e di intervento rispetto alle vasche di cemento. Ed è proprio nella fase che coinvolge l’acciaio il momento in cui l’azienda sterza dalla super estrazione, volta all’ottenimento di muscolo e colori nero inchiostro, alla ricerca di vini rossi, aascinanti, suadenti, profondi e, soprattutto, che raccontino la tradizione. Macerazioni brevissime quindi e svinature in piena fermentazione alcolica per il montepulciano, più lunghe invece per il sangiovese nelle annate in cui le bucce lo permettono. Un’enologia dedicata e delicata che permetta di estrarre e mantenere il massimo del corredo aromatico intrappolato nelle bucce e niente altro. Profumi e aromi sopra a polpa e volume.
Dall’acciaio il passaggio repentino in cemento garantisce minor ossidazione per ottenere un bouquet di frutti croccanti e fiori freschi. L’affinamento avviene tra un mix di cemento e legno grande. Ogni annata è a sé e la sensibilità umana permetterà ai nuovi vini di affinare nel contenitore più adatto all’annata. Non ci sono percentuali precise. Decide il vino.
La vigna di provenienza ha già stabilito il percorso dei suoi frutti e cosa diventerà chi. Altra grande e importante novità è il focus sul sangiovese, capace di grandi espressioni nel Piceno e compagno indissolubile del montepulciano nel Rosso Piceno.
Marilena Cocci Grifoni ha già impiantato due nuovi ettari di sangiovese a febbraio 2023 e altri due sono stati messi a dimora a marzo 2024. Entrambi gli impianti contano 5000 ceppi per ettaro e rappresentano una presa di posizione molto decisa. Le chiediamo come vive questo momento. Ci risponde: «Desideriamo produrre vini più raffinati, piacevoli e capaci di attrarre anche un pubblico più giovane. Sono convinta che la scelta del sangiovese sia corretta perché lo ritengo un vitigno adatto a questa nuova sfida». La storia di audacia e bellezza continua.





