Colle Vecchio
Colle Vecchio
Offida DOCG Pecorino
Colle Vecchio
Il pecorino, un vitigno antico di cui si stavano perdendo le tracce. Recuperato, coltivato e poi vinificato in purezza per la prima volta nel 1990 da Guido Cocci Grifoni.
Una pietra miliare delle nostre colline tornata alla luce grazie allo spirito d’avventura di Guido Cocci Grifoni. Abbiamo ascoltato e sviscerato le sue intenzioni per anni, rispettando e assecondando la sua natura e le sue inclinazioni perché divenisse ciò che lui voleva essere.
Ed oggi è un vino secco, intrepido, dall’acidità impattante, pieno e morbido. Fruttato di pera matura, vira su note floreali di mughetto e ginestra per poi tornare al frutto. La freschezza si manifesta con accenti di lemon grass e salvia da gustare per anni.
UVE
Pecorino 100%
PRIMA ANNATA DI PRODUZIONE
1990
BOTTIGLIE PRODOTTE
25.000
Argilloso.
Nord-ovest dai 180-250 m s.l.m.
Guyot bilaterale.
65 quintali per ettaro.
Vendemmia manuale con selezione dei grappoli, dalla prima decade di settembre. Raffreddamento delle uve fino a 5°C prima della pressatura. Vinificazione in bianco, termocondizionata a 15°C
In acciaio inox sulle fecce nobili per 8 mesi con bâtonnage settimanali.
In bottiglia per 3 mesi.
12°C
È uno a cui piace dire le cose senza dirle. Le sue età sono tutte in etichetta, le hai viste?
Colle Vecchio in verticale
Degustare una bottiglia del passato è sempre un’esperienza unica: ogni vendemmia è irripetibile e questo ci avvicina di più alla natura profonda del vitigno, e quindi al legame vigna-uomo-mondo.
È probabile che in questa degustazione saremo guidati da curiosità e consapevolezza: i vini delle vecchie annate prima o poi finiranno e non le potremo bere più. Ma ora siamo pronti per una speciale verticale di Colle Vecchio.
Colle Vecchio 2008: figlio di un’annata calda, stupisce per l’apertura su mela verde e camomilla fresca. La salinità spiccata rende il sorso piacevolissimo. L’acidità è bilanciata e allegra. In questa annata sono le erbe aromatiche a condurre la danza e l’ingresso di una nota decisa di rosmarino conclude il giro di valzer.
Colle Vecchio 2009: l’apertura è su frutta matura a pasta gialla. I sentori di albicocca e mango sono sostenuti. Sembra rimanere inchiodato sulla polpa di frutti estivi, ma la sorpresa arriva dopo un po’ che il vino è nel bicchiere svelando un soffio pungente di menta. Ancora una ventina di minuti e torna ad arrotondarsi su note di anice prima e di mandorla poi, arrivando quasi al confetto.
Colle Vecchio 2011: rispetto al 2009 apre su note decisamente meno fruttate. Teso e vibrante, racconta cedro e glicine. Sin qui è il più sapido e resterà il più sapido della batteria anche dopo aver degustato il 2012. In quest’annata dominano le note floreali che dal glicine diverranno mughetto per poi chiudere su affascinanti sentori di malva.
Colle Vecchio 2012: torna l’attacco fruttato. Forse il più fruttato tra queste 4 annate. Apre convinto su note calde di cotognata per distendersi su sensazioni di cedro candito fino a ricordi di gelée al mandarino. Bisogna attendere un po’ per arrivare ai fiori di gelsomino che nel corso della degustazione si alterneranno a frutti canditi o caramellati.
Vuoi saperne ancora?
C’è un libro che ne parla:
Vino Pecorino – Scoprire, degustare e abbinare un grande vino italiano.